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Per l'impossibile più che per il possibile


Appena dico che mi piace lottare per l'impossibile più che per il possibile la prima risposta solitamente è: "Sì ma bisogna pure mangiare".
Pienamente d'accordo rispondo e si può vivere per mangiare. Innumerevoli vite si vivono così e non sta a me giudicare.
Ma che si sia religiosi o meno ricordo un Tale che disse: "non di solo pane vive l'uomo" e ancora "non preoccupatevi di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?".
Ora se si reputano queste come le parole di un idealista fuori dai tempi e anche un po' dissennato è un conto, e non un mio problema, altrimenti prendetevela con lui prima che con me. (Solitamente questo è il momento in cui mi viene spontaneo un sorriso).
Allora per svincolarsi dall'impaccio di solito l'interlocutore risponde: "e vabbè se la metti su questo piano..."
Ed io: "Sì sì è proprio questo il piano".
L'interlocutore sbuffa o comincia a tacere perplesso.
(Altro sorriso per chiudere) 
 

20 aprile 2015

da ABC

 

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A pensarci bene


A pensarci bene quando si subisce un disservizio o un sopruso cos’è che non ci permette di far valere la nostra ragione? Il pensiero che sia che si tratti di un ente pubblico, privato o un’azienda, sono sempre realtà molto più grandi di noi, e magari di più grandi capacità economiche e legali. Quindi avventurarsi in proprio o legalmente contro di loro, che hanno anche una formidabile burocrazia alleata, sembra un’impresa da eroi.

Cos’è allora che può convincerli a frenarne la tracotanza? Divulgare la propria vicenda ai mezzi di comunicazione e informazione? Impresa titanica anche solo sperare in una risposta, e poi, qualora accadesse il miracolo, oggi sono ancora realmente in grado di far ragionare qualcuno anche con la semplice descrizione della verità? Forse non siamo così assuefatti a qualunque mezzo di comunicazione che anche la notizia più insopportabile può passarci sotto il naso con uno sbadiglio e la certezza che tanto, pur adirandosi momentaneamente, le cose poi non potranno mutare?

Forse nulla di tutto questo è più per questi tempi.

Forse solo ciò che è sottotraccia, silenzioso può realmente rendere incontrollabile e virale la verità. Non è ciò che è continuo, coscienzioso come la goccia che scava la roccia? A questa goccia dovrebbero prestare attenzione e ascolto gli arroganti forti del costume dei tempi: coloro che pensano di esser grandi e tu piccolo, coloro che hanno soldi, tempo e pazienza più di te e che se anche tu hai ragione e loro torto tu perdi e loro vincono.

E allora? Allora una pagina come potrebbe essere questa o un’altra potrebbe non limitarsi a dare un aiuto a chi non abbia tempo o competenze per reclamare o segnalare nella maniera giusta, potrebbe essere una comunità di persone che condividono, si  confrontano e informano sulle rispettive vicissitudini, e se poi il numero di persone fosse elevato allora forse il tracotante di turno si porrebbe l’unica domanda che lo farebbe tentennare: molti sanno, si informano, confrontano, forse anche più di quanti io possa immaginare in questo momento?

Forse l’unica cosa che possa temere è proprio ciò che non può controllare.

E forse non proprio un grande mezzo di informazione, ma una piccola, semplice pagina aperta.

A voi.

 

19 settembre 2014

da ABC

 

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